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lunedì, gennaio 21, 2008

Goffredo dei Sillabari


Goffredo dei Sillabari
entrando in discoteca
luogo di relativa pace
penso a Mario Schifano
elegante nella frenesia
ho trovato le foto
in un Bolaffiarte
salotti televisori
ombre di storia
che quasi piangevo
delle vostre vite
contavo i minuti

domenica, dicembre 03, 2006

TRENTOTTO


Adesso – dopo una cena abbondante ma innervata di segreta malinconia, nell’incombere delle festività natalizie – mi confessi il tuo disgusto per i tempi presenti, in corsa verso il nonsenso e la noia moltiplicata dentro i reality show extra televisivi che ci costringono a sopportare per ferirci, per umiliarci, per tenerci sotto tiro. Mi dici che le generazioni precedenti hanno avuto ben altro coraggio, un’altra capacita di sognare e immaginare modi di vita possibili. Gli esempi non mancano. Hai presente la forza dolce dei metalli e dei sacchi di carbone nelle installazioni di Kounellis ? proprio come si trattasse di una pittura tirata fuori dalle regole e dai recinti che la costringevano. E ti ricordi le persiane di Tano Festa ? così dolenti e vere, non era possibile concretizzare un pezzo di vita che fosse più commovente di quello… per non parlare dei monocromi di Schifano, specchi di anima, lago di energia, una preghiera. E più tardi i suoi paesaggi anemici, una serie così intensa che se ti imbatti oggi in uno di quei pezzi, non puoi fare altro che metterti a piangere direttamente lì davanti…e le armi di Pino Pascali ? Chi possiede oggi la leggerezza ed il coraggio politico di inventarsi delle opere così ? eppure, mi dici, ce ne sarebbe un gran bisogno…io ti ascolto senza dire una parola, sono affascinato, incantato ! ti seguo e mi catturi tanto profondamente nella tua analisi storica e sentimentale che non riesco neppure a dirti che sono del tutto d’accordo con te. Mi limito a sorridere, batto con un piede sul pavimento seguendo la musica in sottofondo, riempio di vino i nostri bicchieri ogni volta che scorgo i vetri prosciugati…

sabato, giugno 10, 2006

NOVE

La scomparsa di Enzo Siciliano pesa sulla scena della cultura italiana contemporanea in modi differenti. Genera un vuoto, un’assenza di energia e dinamismo che ci addolora e ci preoccupa anche per il futuro. Vogliamo ricordarlo come una figura molteplice: compagno di viaggi e di avventure al fianco di artisti e scrittori tra i più geniali – su tutti due nomi: PierPaolo Pasolini e Mario Schifano – ha condiviso con loro i vortici inebrianti e pericolosi di un’epoca straordinaria in cui le tendenze letterarie, le scuole critiche, i movimenti di avanguardia, si sono intrecciati a disegnare paesaggi dotati di profondità cangianti, illuminati dai fuochi di polemiche spesso aspre ma sempre vivificanti. Scrittore, intellettuale curiosissimo di altre discipline, Siciliano teneva gli occhi molto aperti anche sull’arte contemporanea e sapeva leggere il nucleo pulsante di musiche differenti. Sapeva riconoscere le fascinazioni segrete, le interconnessioni guizzanti sotto la superficie delle opere, leggeva le impronte estetiche fluttuanti da un linguaggio specifico fin dentro gli altri alfabeti concreti della realtà politica e sociale. Lo ricorderemo con rispetto ma anche con molto affetto, perché possedeva – ben saldo dentro le tante competenze più strettamente tecniche di critico fine ed inventivo – una potente statura morale. Non ha mai dimenticato che libri, quadri, film, spettacoli teatrali, filosofie, valgono naturalmente per se stessi, per la loro potenza di segno espressivo, ma al tempo stesso dovrebbero anche condurci dentro un mondo meno ingiusto di quello che ci lasciamo ogni giorno alle spalle. Questo suo felice spessore etico lo ha portato sempre a dialogare con autori tanto più giovani di lui (e spesso anche molto differenti dalla sue posizioni) offrendo la propria curiosità e disponibilità ad una azione molto concreta: dobbiamo ricordare la sua eccezionale – per impegno e durata nel tempo - attività di organizzatore di riviste letterarie, di promotore di eventi, di scopritore di nuovi talenti. Ci mancherà molto.