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giovedì, gennaio 10, 2008

Area


In questi giorni non sono tranquillo, non sono di buon umore, non sono sereno. La genesi del mondo mi appare fuori fuoco, appannata. Vedo gli oggetti che decorano la mia vita deformati come attraverso un bicchiere colmo di veleno. Ma mi è capitato di riascoltare la storia degli Area a radio 3 ed è stato come se il cuore del pomeriggio avesse preso improvvisamente fuoco ed i veleni si mutassero in polvere d'oro...facevano una musica meravigliosa che oggi risuona nuova e brillante.

martedì, agosto 28, 2007

Arcade Fire



Oggi pomeriggio, improvvisamente graziato da un superlavoro di fine agosto che mi attanaglia, mi sono chiuso in camera, disteso sul letto, al buio, mi sono messo ad ascoltare musica degli Arcade Fire.
Detto così suona un po' adolescenziale, lo ammetto.
Ma se conoscete questo gruppo fantastico, sapete cosa intendo. Un concerto meraviglioso. Così la mia voglia di abbandonare l' Italia per trasferirmi in Canada è rinata, germogliata sopra le canzoni. Sarà stata la consapevolezza del tempo che passa e brucia la materia della mia ricerca, vanifica gli sforzi, ricopre di polvere anche le ambizioni più fresche. Sarà stato il desiderio di rivedere Ariel. La conclusione resta quella :fuggirò. Prima o poi. In Canada o sulla luna.

venerdì, maggio 04, 2007

Elias / 1



Elias amava i momenti in cui Zoe si sedeva al pianoforte solo per lui. Appoggiava le mani sopra la tastiera e prima di cominciare ad eseguire la nuova composizione si voltava a sorridergli rapida. Era un guizzo di buonumore, un lampeggiamento che prometteva qualcosa di importante. Suonava la prima volta con l’ansia e le increspature di una forma ancora in raffreddamento dopo essere uscita dal magma. Lui adorava anche quando Zoe si limitava ad accennare poche battute di un tema che aveva trovato e le pareva interessante, per farglielo gustare in cambio di una opinione fresca, formulata senza troppe valutazioni tecniche ad intralciare la percezione.
Prima di ogni esecuzione domestica Elias avvertiva la tensione salire mentre lei si predisponeva a suonare. In certi casi Zoe sembrava sopportare a fatica il carico delle proprie intuizioni, appariva eccitata e preoccupata.
Ad Elias piaceva moltissimo stare seduto ad un metro di distanza dalle zampe lucide del pianoforte, accoccolato sul pavimento, raggomitolato per non darle fastidio, cercando di farsi invisibile per spiare meglio le prime note che si aprivano nell’aria della stanza. Avrebbe voluto fondersi con la musica, sciogliersi del tutto dentro la trasparenza dei suoni, invece restava lì, con il corpo pesante ma sensibile ad ogni minima vibrazione. Quando si abbandonava ad improvvisare, lei era tutta avvolta dal fluire di una corrente privata. La vedeva a poco a poco riacquistare tranquillità : i muscoli della schiena sotto la maglietta si rilassavano accompagnando lo sviluppo delle costruzioni sonore in progressione.
Se foste stati lì, avreste visto uno spettacolo di intimità assoluta tra autore, esecutore, strumento musicale e pubblico (formato dal solo Elias).
Grazie a queste esecuzioni Elias riusciva ad allontanare l’angoscia del futuro e la tentazione di dissolversi, emozioni che lo minacciavano spesso, colate di nera materia psichica tanto familiari ormai da sembrargli inevitabili pesi da sollevare, tributi imposti da una divinità sadica in continua espansione dentro l’eternità crudele. Era una sua maniera scomoda di stare dentro il mondo, ne era anche un po’orgoglioso, come se avesse brevettato uno stile personale di sofferenza. Appena queste considerazioni si srotolavano dentro la mente di Elias con prontezza venivano disintegrate dalla musica di Zoe.