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lunedì, marzo 12, 2007

Peter Zumthor

Se voglio immaginare una architettura minimalista che conservi il calore di un abbraccio e il rigore di un percorso etico, penso alle opere di Peter Zumthor. La trasparenza dell'acqua, i gradini che scendono dentro il liquido, i tagli dello spazio, i colori e le materie, tutti gli elementi usati nelle terme di Vals contribuiscono a cerare una intesità percettiva ed emozionale straordinaria. Vivo meglio quando penso che esistono autori capaci di costruire questo tipo di ambiente.

domenica, ottobre 29, 2006

TRENTATRE'

Siamo davvero sicuri che l’essenza dell’arte, il suo nucleo caldo e significativo, sia oggi racchiuso dentro la capacità di comunicare emozioni fragorose e spettacolari ? Davvero il valore di un’opera – libro, quadro, installazione, film – dobbiamo misuralo principalmente a seconda della sua forza di impatto immediato contro l’immaginazione del pubblico ? Più gli anni passano, più invecchio, e meno sono convinto di questa deriva spettacolare che ha investito le pratiche artistiche durante gli ultimi venti anni. Sempre più spesso mi trovo a rivalutare la scelta di una misura selettiva: un gesto di riduzione mi appare necessario, come una medicina, un antidoto al proliferare infinito delle merci, dei bisogni creati artificialmente, dei rumori, dei conflitti irrisolti. Parlare a voce più bassa permette di raccontare qualcosa di più intenso. Non è una grande scoperta la mia, in fin dei conti ci sono sempre state menti più sottili ad ammonirci che less is more. Però devo ammetterlo, solo in anni recenti questa frase si è caricata per me di una reale profondità, ha acquistato un suo splendore di salvezza. La diminuzione degli elementi in gioco permette una maggiore concentrazione sui punti espressivi che mi stanno davvero a cuore. Scimmiottare le notizie di cronaca non porta alla scrittura di capolavori. Duplicare le immagini che già inondano il circuito planetario delle televisioni non mi appare una prospettiva allettante. Selezionare una ridotta strumentazione non significa operare in un regime di povertà espressiva, anzi, permette una felice sintesi. Sono i lavori di alcuni architetti a mostrarmi la possibilità di uscire dall’incubo delle moltiplicazioni infinite. Peter Zumthor e John Pawson ad esempio, mi sembra che parlino una lingua meravigliosa, semplice ma ricchissima di senso. E la loro essenzialità formale si traduce in spessore etico contro l’imperativo del consumo inutile a tutti i costi. E’ la rivoluzione minimalista che ritorna a salvarmi dal soffocamento per indigestione.