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giovedì, marzo 22, 2007
Callum Innes
Ci sono tante opere di altri artisti che avrei voluto fare io. Ad esempio invidio a morte il talento di Callum Innes. Confesso che praticamente amo tutti i suoi quadri. Se fossi ricco ne avrei già comprati sei o sette. Secondo me è un grande pittore. Fuori dalle mode, si è inventato un processo esecutivo originale, dal quale ottiene visioni modernissime, super eleganti, adeguate alla coscienza del nostro tempo. La sua costruzione minimalistica dello spazio mi affascina totalmente. I suoi colori poi sono strepitosi: sono pensiero puro tuffato nella luce e disperso su tela.
lunedì, marzo 12, 2007
Peter Zumthor
Se voglio immaginare una architettura minimalista che conservi il calore di un abbraccio e il rigore di un percorso etico, penso alle opere di Peter Zumthor. La trasparenza dell'acqua, i gradini che scendono dentro il liquido, i tagli dello spazio, i colori e le materie, tutti gli elementi usati nelle terme di Vals contribuiscono a cerare una intesità percettiva ed emozionale straordinaria. Vivo meglio quando penso che esistono autori capaci di costruire questo tipo di ambiente.
domenica, gennaio 14, 2007
Ancora sul minimalismo
Un nutrimento misurato ma tendente all'infinito, una potenzialità aperta, un regno in cui la curiosità si mantiene attiva. L'energia non ristagna ma si alza in volo e si diffonde su ogni singolo elemento della scena. Maggiore riduzione qui corrisponde a maggiore profondità. E può essere una splendente risposta al rumore di fondo di sangue e distruzioni e incendi che percorrono il mondo da sempre...
mercoledì, gennaio 03, 2007
TRENTANOVE

La scelta minimalista, la riduzione stilistica, mi appare oggi come una strada etica percorribile nel mondo sovraffollato di merci molto spesso inutili. Avverto il bisogno di eliminare la zavorra per tentare di recuperare uno sguardo purificato che possa viaggiare veloce e penetrante dentro la realtà e dentro i sogni di modificarla. Cerco una cifra essenziale anche nei sogni. Se l’utopia è formata da pochi tratti combinati in modo differente su vari livelli, sarà forse più facile realizzarne almeno una parte, fosse anche una frazione minima. Less is more. Un motto che attraverso gli anni mi sembra splendere sempre di più. Voglio adottarlo come una specie di talismano augurale per il nuovo anno appena iniziato.
mercoledì, giugno 28, 2006
QUATTORDICI
Nella sovrabbondanza di visioni, oggetti, comunicazioni, pubblicità, progetti, che ogni minuto mi assediano è chiaramente contenuto un possente dispositivo di manipolazione. Alla massa oceanica delle offerte che mi colpiscono corrisponde una reale possibilità di accedere a questi percorsi ? Temo che nell’età della manipolazione in cui ci troviamo a nuotare, le effettive probabilità di accedere ad una pienezza di esistenza siano sempre più ridotte. E poi si tratta – anche nel più fortunato dei casi - di una pienezza oggettuale, concreta, costruita soprattutto dall’ammasso degli oggetti che compriamo e rapidamente dimentichiamo. Un orizzonte quantitativo piuttosto che qualitativo. Sono prigioniero di un raggio di azione limitato ad un territorio superficiale. La profondità del senso, il valore della ricerca individuale, il silenzio, lo spazio vuoto mentale indispensabile alla riflessione, scarseggiano. Allora mi torna in mente, come una luminosa possibilità, il motto less is more che dal piano estetico (architettura, arte minimalista) si riverbera dentro un sogno di vita migliore. Vorrei essere capace di costruire molto con poco. Usare minimi elementi per tracciare un paesaggio più intenso. Piccoli tocchi là dove è necessario. La forma purificata ad un grado che possa migliorare anche il mio stile di vita.
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