Dicono che lavorasse in studio vestito di tutto punto con abiti di Armani. Dicono che abbia spesso regalato le mazzette con migliaia di dollari appena riscossi dai collezionisti ai primi poveracci incontrati in strada. Insomma: era un Re.
venerdì, maggio 11, 2007
Basquiat & gatto
Dicono che lavorasse in studio vestito di tutto punto con abiti di Armani. Dicono che abbia spesso regalato le mazzette con migliaia di dollari appena riscossi dai collezionisti ai primi poveracci incontrati in strada. Insomma: era un Re.
giovedì, maggio 10, 2007
Klimt & gatto

Questa foto mi regala un senso di allegra libertà. E' il ritratto di Gustav Klimt ! Ve lo immaginavate così ? Io no: me lo figuravo serioso, autorevole e impettito nella divisa di Grande Artista Viennese, insomma un po’ tronfio nel suo ruolo. Invece qui è vestito come un monaco figlio dei fiori e pare del tutto appagato dall’affetto del proprio gatto. Potrebbe essere un qualsiasi barbone che vediamo al margine della strada. Invece è il pittore che – insieme a Van Gogh e Picasso – ha dipinto alcuni dei quadri più costosi di tutti i tempi (il suo Ritratto di Adelle Bloch-Bauer del 1907 è stato di recente venduto a 135 milioni di dollari !). Il contrasto tra l’immensa fortuna economica delle opere e l’aspetto ascetico e disinvolto del loro creatore mi affascina e mi fa sperare – non so perché – in possibili futuri miglioramenti della specie umana.
martedì, maggio 08, 2007
Invettiva 2
Da cosa devo liberarmi? Se i miei occhi vedono solo merci e strategie di dominio, da quali malattie sono stati colpiti ? Quando il fantasma dell’autenticità torna a visitarmi, mi affatico per provare a stabilire una linea di confine tra giovinezza e maturità, ma non sono assolutamente all’altezza della situazione. Non sono capace di asciugare le lacrime della ragazza, non riesco a infondere in lei il coraggio che non possiedo.
sabato, maggio 05, 2007
Invettiva
Paesaggi umani sovrapposti, incrociati, frammentati fino a trasformarsi in geroglifici di impossibile interpretazione. Chi ha trasformato in spettacolo di intrattenimento le idee più rivoluzionarie ? ma la rivoluzione – vi prego, fate attenzione – dal mio punto di osservazione non è mai stata il cambiamento violento delle gerarchie di potere. La mia idea di rivoluzione riusciva a passare attraverso il filtro delle canzoni dei Velvet Underground: li ascoltavo abbandonato sulla poltrona di vimini, con in pugno il mio negroni come fosse uno scettro, una palla magica in cui scorgere la forma delle cose a venire, la successione caotica delle fidanzate, lo schianto dei lutti familiari, l’assottigliarsi del patrimonio familiare fino ad un grado infimo che renderà insopportabile l’impresa di sbarcare il lunario, lo sfumare di qualsiasi minimo successo artistico fino ad ingigantire il dubbio di essere un grande stupido, nel migliore dei casi un grande mentitore a me stesso, proprio come Roland Barthes al termine della vita pensò di avere dato corpo non ad una scienza, ma ad un fantasma del tutto personale, una maledizione di rigore costruito sulla sabbia, una questione privata, nulla di scientifico, la semiologia stava nuda davanti agli occhi del suo creatore, non era l’alba di una nuova logica ma il tramonto della ragione, l’ultimo fuoco di una mente desiderante. Allo stesso modo – scusate il paragone eccellente che mi permetto – io sono assillato dal dubbio di essermi inventato un intero mondo di cartapesta scadente che a tutti gli altri deve essere apparso miserabile e solo a me qualcosa di stupendo.
venerdì, maggio 04, 2007
Elias / 1
Prima di ogni esecuzione domestica Elias avvertiva la tensione salire mentre lei si predisponeva a suonare. In certi casi Zoe sembrava sopportare a fatica il carico delle proprie intuizioni, appariva eccitata e preoccupata.
Ad Elias piaceva moltissimo stare seduto ad un metro di distanza dalle zampe lucide del pianoforte, accoccolato sul pavimento, raggomitolato per non darle fastidio, cercando di farsi invisibile per spiare meglio le prime note che si aprivano nell’aria della stanza. Avrebbe voluto fondersi con la musica, sciogliersi del tutto dentro la trasparenza dei suoni, invece restava lì, con il corpo pesante ma sensibile ad ogni minima vibrazione. Quando si abbandonava ad improvvisare, lei era tutta avvolta dal fluire di una corrente privata. La vedeva a poco a poco riacquistare tranquillità : i muscoli della schiena sotto la maglietta si rilassavano accompagnando lo sviluppo delle costruzioni sonore in progressione.
Se foste stati lì, avreste visto uno spettacolo di intimità assoluta tra autore, esecutore, strumento musicale e pubblico (formato dal solo Elias).
Grazie a queste esecuzioni Elias riusciva ad allontanare l’angoscia del futuro e la tentazione di dissolversi, emozioni che lo minacciavano spesso, colate di nera materia psichica tanto familiari ormai da sembrargli inevitabili pesi da sollevare, tributi imposti da una divinità sadica in continua espansione dentro l’eternità crudele. Era una sua maniera scomoda di stare dentro il mondo, ne era anche un po’orgoglioso, come se avesse brevettato uno stile personale di sofferenza. Appena queste considerazioni si srotolavano dentro la mente di Elias con prontezza venivano disintegrate dalla musica di Zoe.
giovedì, maggio 03, 2007
Canyon 2/Un anno di Esplorazioni
Spesso l’incanto della scrittura mi sembra giungere ad uno sbarramento insuperabile, oltre il quale intuisco solo pietra durissima o pareti di piombo che non posso squarciare. E l’orizzonte pare diventato un anello di tempo ripiegato sopra se stesso, un cielo irraggiungibile. Per fortuna ho saldato i miei debiti schiantando i nemici: ho scacciato i bevitori del mio sangue, i becchini smagriti che balbettano le loro sentenze di condanna e godono a tagliare le teste degli avversari per farci giocarci a pallone i figli prediletti.
Quando sono stanco di girare in tondo, prometto a me stesso una resurrezione nella quale io per primo fatico a credere, e mi pare di ritornare alla casa trovandola devastata in mia assenza.
Affondato nella poltrona sorseggio un liquore con un bel colore ambrato. Apprezzo le tensioni che dal futuro ritornano a visitarmi. Contemplo il mondo attraverso il fondo deformante di un solido bicchiere. Sono lo spettatore scardinato, violentato, avvilito. Ma lo spettacolo non si interrompe. In nome di tutto quello che ci legava un tempo, mi dovrete ancora concedere il lusso di sognare l’esistenza rinnovata, storpiata e guarita nel racconto.
martedì, maggio 01, 2007
Canyon 5
Se guardo davanti a me scorgo il passato, solidificato, infranto e ricomposto nella distesa di neve con dentro stampate le nostre impronte, un paesaggio per grazia immensa confluito negli occhi tuoi azzurri dove sempre danzavano scintille imprevedibili che non esistevano in altri luoghi.
Bagliori, tentazioni irresistibili mi richiamano alla condizione di vivente perduto, desiderante, caduto nell’imbuto, inciampato nella frenesia di scovare un’ultima possibilità di averti, di stringerti, di toccarti più a fondo.
I migliori progetti razionali lanciati via senza esitazione. Una palla di stracci incendiati calciata a trattenere qualcosa di struggente dal futuro.
Sconfitto dalle ambizioni deviate, dalle attese eccessive, dalle infantili pose. E pensare che mi specchiavo nelle vetrine sperando di riconoscermi come una divinità per sempre giovane! mi sentivo immortale, protetto dal dolore, a passeggio sopra una scena arredata solo per accrescere lo splendore dei gesti e delle parole!
Se avessimo avuto il tempo di stare insieme per quella piccola eternità tascabile tanto sognata… io tuo allievo, incantato davanti alla quieta saggezza di donna angelica, maturata dentro i venti polverosi del reale, sfuggita – non posso immaginare come, forse solo per magia - alle distruzioni, alle lacrime…
martedì, aprile 24, 2007
Canyon 4
Mi ha raggiunto per l’occasione un messaggero venuto da un altro sistema temporale: è una giovane donna che sa apprezzare il calore di piccole rivelazioni. Siede in disparte, appare intristita, mi volta le spalle. Non ha parlato per un lungo periodo e non si è tolta il cappotto nero. Un riverbero di capelli biondi si allungava a coprire il bavero rialzato. Mentre la osservavo mi sono reso conto di essere stanco: mi pesa continuare a seguire il flusso delle informazioni. Tutti attendiamo lo scoppio di un conflitto planetario. La televisione ce lo presenta ogni giorno come imminente, il pubblico si convince e crede di scorgerne i segni premonitori dentro innumerevoli scoperte quotidiane.La messaggera bionda mi ha rivelato che il conflitto in verità è già cominciato senza che i giornalisti se ne siano accorti.
Non possiamo verificare gli eventi narrati in televisione. Quando cominciamo a scorgerne la crosta impenetrabile, già ci siamo inoltrati nel pomeriggio domenicale piovoso e la cronaca brilla liquefatta in una pozzanghera ai nostri piedi. La febbre ha cominciato a volteggiare sopra la mia fronte, lucente come prima non potevo neppure immaginare. Capisci?
Al risveglio la stanza è invasa dalla nostalgia. Riflettendoci sopra mi appare chiaro che tutto il disastro si è messo in movimento già da tempo immemorabile. Ci troviamo sotto il dominio di eventi geologici. Dicono che non si deve parlare di guerra tra culture, né di incendi nutriti con benzina di fantasmi religiosi. Oriente. Occidente. Geografie. Genocidi.
Io sono giovane o vecchio? Una frattura nella mia soggettiva percezione del tempo, una profezia. La pioggia rossa cade su tutti noi. E’ il piacere primitivo della distruzione.Il silenzio che ricerco non è l’assenza di suoni. E’ un magma filtrato attraverso sottili fogli di carta velina.
sabato, aprile 21, 2007
Ettore Sottsass
giovedì, aprile 19, 2007
Canyon 3
C’è questo grande giardino pubblico che mi trovo a fissare in differenti momenti della settimana quando mi succede di passarci accanto.
Di giorno è popolato da bambini chiassosi tenuti al guinzaglio dalle loro madri in apprensione. Si vedono anche anziani seduti sulle panchine a godersi il sole primaverile. Un settore del giardino è riservato alle attrezzature ludiche per piccini: colorati scivoli lungo i quali i piccoli precipitano felici senza memoria, ridenti e saltellanti. Altalene, zone sabbiose, costruzioni di tubi plastici incrociati ed incardinati a formare strutture tridimensionali da percorrere carponi o allacciati con le braccia ed il corpo pendente in giù, come soldati in addestramento. Di notte l’atmosfera cambia, virando ad un grado meno allegro. Gli alberi alti e le basse siepi acquistano una presenza minacciosa.
La scorsa notte ho sognato in modo molto vivido - con la nettezza iperrealista dei fantastici incubi che riesco a produrre - di entrare dentro questa zona di svago a notte avanzata, attirato da uno strano fenomeno : gruppetti di bambini che giocavano nel mezzo delle tenebre, ad un orario nel quale i pargoli consueti sono andati a letto da un bel pezzo. Erano soli, nessun adulto li sorvegliava. Abbandonati a se stessi. Mi avvicino incuriosito, non percepisco alcun pericolo. Quando sono a pochi metri dal primo gruppo i piccini si voltano di scatto rivelando i denti canini appuntiti luccicanti nelle piccole bocche stravolte dalle smorfie. Bambini vampiri. Brancolando tentano di afferrarmi. Fuggo a perdifiato. Senza voltarmi indietro.
domenica, aprile 15, 2007
Canyon 1
Voi siete i miei lettori.
Nel caso siate il tipo di pubblico esigente che ama attribuire un corpo alla voce narrante, se attribuite importanza al fatto di poter vedere in carne e ossa la creatura fantasmatica che vi sta raccontando la storia (e in questo caso a me piace immaginarvi come appassionati e raffinati conoscitori del cinema internazionale di tutte le epoche: quello spettacolare zeppo di effetti speciali, quello sofisticato legato alla politica degli autori, quello sperimentale frammentario e incompleto, quello classico con i buoni sentimenti in evidenza, quello ancora più classico con le perfidie umane in primo piano) allora potrete avvicinarvi calando dall’alto, e mi vedrete.
Mi piombate addosso come se la macchina da presa scendesse giù dal cielo, da una notevole altezza arrivate sopra di me che sto sdraiato a pancia in giù.
Sono corpulento, sovrappeso, tuttavia mi ostino ad indossare un paio di jeans verdi scoloriti tagliati e sfrangiati sopra il ginocchio – quindi trasformati in bermuda degni di un naufrago- abbinati ad una maglietta bianca molto stropicciata. Disteso rasente al bordo di una piscina. Allungo le braccia sopra l’acqua mossa dalle raffiche di vento, ipnotizzato dai riflessi dei raggi solari che illuminano allegramente le palme delle mani. Quando sposto lo sguardo dalla mia pelle arrossata verso il paesaggio circostante vengo abbagliato dal verde acceso delle colline che tracciano morbide aperture.
Il caldo splendore della natura in cui sono immerso non mi rallegra affatto, al contrario, mi affligge, perché la mia giornata interiore si tinge subito- fin dal primo fresco chiarore dell’alba - di un colore malinconico paralizzante.
A dispetto della specie di paradiso terrestre in cui mi avete trovato inserito, io invece percepisco con una esattezza molto spiacevole l’irrevocabile inutilità del presente. Appesantito dagli anni, disincantato dalle delusioni patite, imbruttito dall’eccesso di cibo, invecchiato dal carico delle memorie accumulate. Il peso del mondo mi sta schiacciando, proprio qui - al lussuoso margine assolato della piscina - il cosmo comincia a frantumarsi in milioni di pezzi stupidi. I frammenti si allontanano dall’esplosione iniziale con estrema lentezza. E’ uno spettacolo triste. Una tortura. Per difendermi dalle schegge di questa deflagrazione infinita ho deciso di diventare freddo come il ghiaccio. Umiliato, mi sono ritirato nel profondo dei cunicoli più angusti. Come un aristocratico ratto ho preso possesso del mio regno di fogna.
Ma potrei essere diverso.
Cammino sopra le pietre irregolari di una strada che costeggia un ampio viale, sotto la pioggia abbondante, in un pomeriggio di autunno. Quando alzo gli occhi verso l’aria offuscata vedo scorrere in filigrana dietro le nuvole una luce cangiante dentro la gamma dei grigi. Il cielo è una cupola viva piena di promesse.
Magro, avanzo rapido, mi faccio scudo della giovinezza appena trascorsa. Non devo dimostrare niente a nessuno. Ho già creato gli imperi di intimità e splendore che sognavo fin dall’adolescenza, quando immaginavo magiche soluzioni a dolorosi problemi. Indosso una felpa blu scurissima, con il cappuccio che mi protegge la testa. Comincio a correre. Nel movimento non avverto stanchezza. L’energia in circolazione intorno al mio corpo si accresce attimo dopo attimo. Adesso procedo a grandi balzi schivando i piccoli specchi d’acqua - animati da cerchi concentrici - che le gocce fitte sviluppano conficcandosi a terra in mezzo alle pietre lucide.
Sono avvolto da un’ euforia speciale. E’ un punto di approdo: il risultato di una misura introdotta nel pensiero e nelle scelte di una vita più semplice e povera.
Nuda esistenza proiettata sopra un disegno più grande.
In questa esaltazione c’è consapevolezza. Brilla l’abbandono al fluire delle cose, scintilla la rassegnazione a divenire quello che già sono. Ho accettato la soddisfazione passeggera che può offrirmi un momentaneo successo di lavoro, l’incontro con lo sguardo complice di una ragazza desiderata, l’acquisto di un oggetto prestigioso che volevo possedere da tempi remoti (tutti fenomeni fantastici che da soli potrebbero giustificare l’intera vita).
domenica, aprile 08, 2007
Sull'acqua
domenica, aprile 01, 2007
Andrew Smaldone
giovedì, marzo 22, 2007
Callum Innes
venerdì, marzo 16, 2007
Una camera tranquilla
lunedì, marzo 12, 2007
Peter Zumthor
mercoledì, marzo 07, 2007
Jannis Kounellis/2
giovedì, marzo 01, 2007
Toxic
venerdì, febbraio 23, 2007
Vasco Bendini
mercoledì, febbraio 21, 2007
Tempo 4 / Tomoko Sugahara

lunedì, febbraio 19, 2007
Nicola De Maria

Considero Nicola De Maria uno dei maggiori artisti viventi. L'unico astrattista del mitico gruppo della Transavanguardia ! Mi ha sempre affascinato la sua capacità di costruire lo spazio pittorico come un gioco da bambini. Le sue rappresentazioni sono dominate da una apparente semplicità, ma ad uno sguardo più profondo si rivelano per quello che sono : tavole supreme dell' intensità vitale. Il colore è sempre acceso, vivissimo, promessa di un possibile mondo molto migliore di quello in cui siamo condannati ad esistere. Tante volte, oppresso dal peso della realtà, per sopportare la delusione ho ricostruito nella mia mente lo splendido regno impresso sopra i quadri di De Maria.