domenica, settembre 14, 2008

David Foster Wallace


Il suicidio dello scrittore americano David Foster Wallace (1962 – 2008) rappresenta uno di quegli eventi importanti destinati a segnare la storia culturale di un’epoca.
Anche se non famosissimo in Italia, Foster Wallace era senza dubbio un autore tra i più influenti a livello mondiale nell’ambito di quella tendenza letteraria denominata postmodernismo, emersa con prepotenza negli ultimi decenni soprattutto nei paesi di lingua inglese. Odiato da molti critici e lettori, ma amato da tanti altri che ne difendono la piena dignità, il postmodernismo letterario è un po’ come il rock : un simbolo, una etichetta, un marchio alla moda, una storia culturale che ogni appassionato interpreta a proprio modo, dilatandone o restringendone i confini secondo la propria sensibilità. Di questa corrente lo scrittore americano era un eroe a tutti gli effetti.
Divenuto celebre nel 1996 con Infinite Jest – romanzo colossale anche nelle dimensioni, da molti considerato il capolavoro americano di fine secolo – Foster Wallace riassumeva nella sua scrittura brillante e sofisticatissima alcuni tratti tipici della ricerca artistica nella nostra era post-capitalistica e super tecnologica: il montaggio della narrazione costruito secondo tagli prospettici molto ricercati e sovrapposti, la velocità del pensiero calata dentro una forma molto personale di indagine letteraria/sociale, una forte ossatura filosofica e scientifica nascosta nelle pieghe di ogni descrizione (anche nei pezzi di carattere più “giornalistico”), una capacità di analisi assolutamente straordinaria.
I suoi libri (articoli, saggi, racconti, romanzi) possono apparire difficili, di ardua lettura, ma possiedono una forza espressiva innegabile. Io amo in particolare un piccolo volume uscito parecchi anni fa, leggibilissimo e ancora super piacevole per qualsiasi tipo di lettore: Una cosa divertente che non farò mai più, esilarante resoconto di una vacanza in crociera su una nave per ricchi e pigri turisti. Un libro che a me piace ancora moltissimo, intelligenza pura, talento prepotente, scrittura brillante, analisi sociologica ineccepibile. Anche se vogliamo considerare questo solo libretto, escludendo le opere maggiori, credo si possa pienamente confermare quella qualifica di genio che lo ha sempre accompagnato. David Foster Wallace ci mancherà molto.

1 commento:

Enrico ha detto...

ebbene, si, mancherà a tutti. quanto a me manca Infinite Jest. Mai letto, mai tentato, resta un rimpianto, sopratutto oggi. Pensare di leggerlo senza l'autore in vita un po' mi rattrista. Tanti anni fa avevo letto un suo racconto, "Ragazzina dai capeli curiosi", in un'antologia edita da Theoria. Poi quel racconto apriva una raccolta Einaudi con il titolo "La ragazza dai capelli strani". Era la prima volta, e forse l'unica che Keith Jarrett finiva in un racconto. Ho ancora un ricordo vivido di quella lettura. Mi aveva molto colpito.
Oggi riguardo lo scaffale dove stanno i suoi libri: con lui, accanto Franzen e Safran Foer... un po' di disordine con l'ordine alfabetico, ma è bene che stiano vicini.
Allora un saluto, bello il tuo ricordo di Foster Wallace, ogni tanto passo da quì e mi fermo a leggere. Ho visto che ti è piaciuto "Quella sera dorata". Anche a noi - a me e Manuela - e abbiamo molto amato anche "Un gorno questo dolore ti sarà utile". A presto. Enrico