domenica, novembre 14, 2010

Canyon


Mi ha raggiunto per l’occasione un messaggero venuto da un altro sistema solare: è una giovane donna composta dal calore di piccole rivelazioni.


   Siede in disparte, voltandomi le spalle.
   Non parla e non si toglie il lungo cappotto nero. Un riverbero di capelli biondi si allunga con furore a coprire il bavero rialzato.
  

   Mentre la osservo mi rendo conto di essere sfiancato dallo sforzo di seguire il flusso delle informazioni. Tutti attendiamo lo scoppio di un conflitto planetario. La televisione ce lo presenta ogni giorno come imminente, il pubblico si convince e crede di scorgerne i segni premonitori dentro innumerevoli piccole scoperte quotidiane.


   La giovane donna mi ha parlato una sola volta per rivelarmi che il conflitto in verità è già cominciato senza che i giornalisti se ne siano accorti.


   Non verifichiamo mai gli eventi narrati in televisione. Quando cominciamo a scorgerne la crosta impenetrabile, già ci siamo inoltrati nel pomeriggio domenicale piovoso e la cronaca giace liquefatta in una pozzanghera ai nostri piedi.
   La febbre volteggia sopra la mia fronte, lucente come una promessa.
   Capisci?


   La stanza è invasa dalla nostalgia per una pienezza di rapporti che un tempo nasceva facilmente.
   Riflettendoci sopra mi appare chiaro che tutto il disastro si era messo in movimento da tempo immemorabile.
  

   Ci troviamo sotto il dominio di eventi di peso geologico.
   Siamo attori stampati sopra un fondale di slittamento dei continenti al quale non riusciamo a rinunciare.
   Quando il senso di colpa diviene insopportabile proviamo a conteggiare l’incalcolabile trafila dei massacri.


   Le disperazioni intrecciate nei colloqui. La lettura di articoli preoccupanti sopra i giornali quotidiani dei quali mi fido. Le delusioni scintillano e arricchiscono il clima depressivo di questi giorni.


   Dicono che non si deve parlare di guerra tra culture, né di incendi nutriti con benzina di fantasmi religiosi. Oriente. Occidente.
   Geografie. Genocidi.
   Ma io sono giovane o vecchio?
  

   Pioggia rossa cade su tutti noi.
   Il piacere primitivo della distruzione.


   Il silenzio che preferisco non consiste nell’assenza di suoni.
   E’ un magma popolato da microvibrazioni diffuse nell’ambiente.
   Si intensifica questo rumore di fondo. Lo potrei filtrare attraverso sottili fogli di carta velina.
   Pietà per gli spiriti che vagheranno nei canyon dell’isola nei tempi futuri.


   Stefano Loria 

1 commento:

Anonimo ha detto...

Una prospettiva cany(n)on lascia molte speranze, ma che restituisce la magia delle parole scritte.